la solitudine e l'emarginazione, sono come un alto trono dall'alto del quale osserviamo il mondo intero
Sul trono mi sono issato, dal trono scendo. Io, di mia volontà, come del resto di mia volontà mi ci sono issato. Tutto questo per dire, che con questo post, “Il trono dell’emarginazione” chiude. Non verrà cancellato, lo lascerò morire. Non lo cancello perché non si può cancellare con un clic una pagina della propria vita, bella o brutta, colorata o nera che sia; ma ora è veramente giunto il mondo di scendere da questo trono, che tutto sommato era di comodo, e agire. Lottare contro l’emarginazione, e non marciarci sopra; scacciare la timidezza e la pigrizia, trasformare tante belle parole e buone intenzioni in fatti. Tutto quello che è stato scritto su questo blog è stato raccolto in un libro, forse lo darò alle stampe, forse rimarrà custodito in qualche cassetto, chi lo sa!
Tutto questo non significa che io rinneghi quanto qui detto, che non continui ad essere un Don Chisciotte o altri celebri personaggi letterari a cui mi sono –forse in maniera decisamente eccessiva- accostato, o che da ora mi pieghi ai rigorosi canoni di apparenza che il mondo esige perché io possa essere considerato qualcuno! Tutt’altro, semplicemente rileggendo quanto scritto e rivedendo il mio blog, mi sono reso conto che molto spesso quella di piangersi addosso era la soluzione più comoda e veloce per sfuggire ai miei problemi, e che dopotutto nella vita ci sono problemi ben più gravi che non quello di essere arrivato 23 anni e non aver mai avuto una ragazza, né dato un primo bacio. Cose che oltretutto non potranno mai accade nel momento in cui la casa diviene il mio carapace –qualcuno avrò riconosciuto Zola in queste parole…- e io in esso mi ci chiudo per paura di affrontare il mondo. Ora francamente, se sono triste o giù di corda, due sane orette di palestra mi fanno sentire meglio e più soddisfatto…
Volevo ringraziare tutti quelli che sono passati su queste pagine e hanno lasciato i loro commenti, le loro impressioni e anche semplicemente hanno dedicato alcuni minuti del loro tempo a leggere queste righe
Ieri ho compiuto 23 anni. E se dovessi tracciare un bilancio della mia vita finora, ahimè esso sarebbe tutt'altro che lusinghiero. Anzi, potrei senza ombra di dubbio affermare che trascorso 23 anni inutili. Qualcosa in questo 2008 è cambiato in me, ma ancora siamo lungi dall'essere soddisfatti della mia vita. Mi sto rendnedo conto che il mio rinnovato spirito, sorto dopo le olimpiadi, sta pian piano scemando, lasciando spazio al vecchio Alessandro, quello pigro, trasandato, svogliato, con la testa sempre in quel modellismo che lo sta risucchiando in un vortice nero.
Non ho mai detto "ti amo", non ho mai dato un bacio, non so cosa vuol dire essere amato; ho amore da donare a volontà ma non trovo il destinatario (meglio sarebbe dire la destinataria), sento sempre di più il peso della solitudine. Dovrei trovare la forza di trasformare un altrimenti intuile bla bla bla in qualcosa di concreto, tutti quei vorrei in un faccio. Devo riprendere il mio ritmo, la palestra e il tiro con l'arco: per ora i fatti stanno dando ragione a quelli che dicevano che tutta questa mia vena sportiva era solo frutto di una infatuazione da olimpiadi, ma dentro di me so che tutto questo non è vero, sebben la mia pigrizia stia tornando di nuovo a schiacciarmi. Devo riuscire a trovare stimoli nuovi, un qualcosa che mi impedisca di associare a ogni mancia che prendo una nuova scatola di montaggio di un qualche aereo. E mi sto rendendo conto che quest'hobby meraviglioso sta diventando una parte troppo importante della mia vita, fino a aren quasi una ragione di vita, fino quasi a proiettarmi in una situazione di compiacimento della mia solitudine. Quando vidi la casa di un mio amico, piena di scatole al punto che esse sottraevano spazio anche ai più elementari fabbisogni dettati dalla sopravvivenza (non c'era un frigorifero nè un vero e proprio angolo cottura,solo un'infinita teoria di modelli) affermai che mai e poi mai vorrie ridurmi così ma allo stesso tempo ebbi la proiezione di me come sarei potuto diventare. Solo, circondato solo da modelli, un moderno Des Essaint in eterno conflitto col mondo, un Don Chisciotte che dall'alto del trono dell'emarginazione che lui stesso si è costruito e su cui lui stesso ha voluto innalzarsi, osserva le paglizze negli occhi altrui senza accorgersi delle traviche ci sono nei propri.
Walk in silence,
Don't walk away, in silence.
See the danger,
Always danger,
Endless talking,
Life rebuilding,
Don't walk away.
Walk in silence,
Don't turn away, in silence.
Your confusion,
My illusion,
Worn like a mask of self-hate,
Confronts and then dies.
Don't walk away.
People like you find it easy,
Naked to see,
Walking on air.
Hunting by the rivers,
Through the streets,
Every corner abandoned too soon,
Set down with due care.
Don't walk away, in silence,
Don't walk away.
[...]Da chimico un giorno avevo il potere
di sposar gli elementi e farli reagire,
ma gli uomini mai mi riuscì di capire
perché si combinassero attraverso l’amore
affidando ad un gioco la gioia e il dolore.[...]
Fabrizio De Andrè - Un chimico
Sono tutti lì, chini, con la faccia celata da un sacchetto, la luce fioca di una lampada a petrolio ormai esaurita, con il paralume di vetro rotto e lo spiffero d’aria che a ogni soffio sembra infierire un colpo mortale alla fiammella, che si piega su sé stessa, da l’idea di spegnersi e poi si rizza di nuovo in piedi, moribonda ma tenace
Ed eccoci all’ennesima notte agitata. Eppure non ho bevuto, né ho mangiato pesante, né niente. Sono i soliti spettri che riemergono feroci dai miei pensieri cupi. C’è odore di chiuso nella mia stanza, ma soprattutto c’è un flusso continuo di domande in attesa di ottenere una risposta. Perché non ho mai dato retta ai miei genitori? Perché ho sempre preferito sedermi sugli allori di una facile sconfitta, trincerarmi dietro un «tanto non sono capace» di circostanza pur di non fare la minima fatica? E ora cosa ho ottenuto? Che sono solo, come prima e mai come prima, con pochi amici, molte persone con cui scambiare un effimero saluto o quattro chiacchiere sui banchi dell’università, prima che le strade di ciascuno prendano le loro logiche e indipendenti direzioni. Che significano la vita per gli altri, la solitudine per me. E non parlo a livello sentimentale: quella è una logica conseguenza. E la colpa è solo mia, che non sono capace di impormi, di fare qualcosa da solo, di non farmi schiacciare da quella fottuta pigrizia che fa si che, sebbene io mi renda conto di stare dalla parte del torto, di andare incontro al fallimento etc., non mi fa scattare la molla della reazione. Eppure sono tanto bravo a criticare le altre persone, tanto bravo quanto ipocrita e falso nel vedere la pagliuzza negli occhi degli altri e non vedere la trave nei miei. Al liceo mi isolavo sempre di più, ma riuscivo a dare la colpa ai miei compagni e alla loro presunta falsità nei miei confronti, senza nemmeno prendere in considerazione per un secondo l’idea che fossi proprio io a invitarli a tale comportamento con atteggiamenti supponenti, da divetto da spiaggia di quelli che «se non ci sono io, il mondo crolla»; ora sono all’università, le cose sono migliorate ma…sono lontani anni luce dalla perfezione, che d’accordo non esiste e mai potrà esistere, però qui la distanza è davvero notevole. Mediocre è l’aggettivo giusto per definire questa mia vita. Quando esco dalla facoltà, quando torno a casa, o quando c’è la pausa dai corsi – soprattutto in estate- mi sento morire e tendo a chiudermi in me stesso, e non faccio nulla per uscire dal guscio. No, ci si mette sempre la pigrizia, fottuta dannata pigrizia, che maschero o cerco di mascherare sotto le più svariate forme: timidezza, sfiga, sconfitta preventiva. Non sono un esempio da seguire, tanto più che me ne rendo conto e non ho la volontà di sconfiggere questo status quo. E gli errori del passato e il loro peso si fanno sempre più sentire, la solitudine, la sfiga in amore cronica un complesso di inferiorità sempre più opprimente, una spiccata tendenza all’autocommiserazione, sebbene mi fossi ripromesso di piantarla e cercare una reazione. Ma è inutile che mi illuda; tutt’intorno a me parole belle, tanti sorrisi di circostanza, ma nient’altro. E tutto si fa sempre più insopportabile.
E un altro giorno di agonia è alle porte…
LA DURA VITA DEL POETA
Ora che la vita
Non dico mi sorrida
Ma non mi prende nemmeno più a calci
O
Gli trovato un modo per oppormi alla sua offensiva;
Ora che trovo patetico deprimermi gratis
Per parificarmi a qualche depresso
Della prima linea
Per un effimero
«piangi sulla mia spalla se ti può servire»
Ipocrita e di compatimento;
Ora che l’alcool diviene uno svago da grandi
E non un feroce anti-depressivo
Quanto è dura la vita del poeta
Che traeva da queste cosa la propria ispirazione
A’lessandro 01-03-2008
NON SENSE – CONTRO LA NOIA DI UN SABATO POMERIGGIO
Sans ailes
En plein air
Guardando un tramonto rustico
Schiantarsi sul balcone pigro
Di uno sfaccendato soliloquio
Mattutino nebuloso
Sbadiglio
Ho voglia di un caffè
E di una spremuta all’arancio
Agrodolce di Sicilia
Telefonata
Solitudine sempre più magniloquente
E degradante
Come i ponti di periferia abbandonati
Ad un ingiusto destino
Scusatemi, cari lettori
La noia ha fatto me suo prigioniero
E do sfogo con questi versi
A quel nero budello
Che si aggroppa allo stomaco
A’lessandro 01-03-2008
Il titolo già dice tutto; ho composta questa poesia in un momento di noia oggi nel pomeriggio, mentre ero nell'ufficio di mia mamma e le davo una mano nel lavoro. In un momento di pausa assai lungo, mi ha preso un attacco di noia e così, lasciandomi guidare dall'istinto ho buttato giù questo affresco, usando le prime parole che mi venivano in mente, senza badare al sens o alla correttezza linguistica. E' stato istintivo e scrittura di getto...
Perché Sanremo? Perché Sanremo è Sanremo! Questa bella risposta tautologica a una più che lecita domanda che penso molti si pongano, è la migliore via di fuga per aggirare un problema spinoso. È chiaro che il Festival, così come è concepito oggi, non ha più ragion d’essere. Troppo commerciale, con le canzone schiacciate dentro il varietà, fra ospiti stranieri strapagati per una breve comparsata – ricordate Jhon Travolta e il suo massaggio ai piedi della simpatica Victoria Cabello?- o un’esibizione destinata a far discutere – Brian Molko e la chitarra sfasciata o la discussa presenza di Eminem-, attori che usano il palco di Sanremo per promuovere il loro ultimo film in uscita, e la valanga di pubblicità che segmenta l’evento fino a renderlo lungo oltre quattro ore. Ma non solo questo: anche quest’anno il cast musicale è decisamente scarso e le canzoni decisamente banali e/o qualunquiste; Anna Tatangelo, strafavorita alla vigilia, con la sua canzone su un amore omosex infarcita di frasi fatte e luoghi comuni “
Dimmi che male c’è/
Se ami un altro come te/
L’amore non ha sesso Il brivido è lo stesso/
O forse un po’ di più/
Dimmi che male c’è/
Se ami un altro come te/
Se il cuore batte forte /
Dà la vita a quella morte che vive dentro te...
Tutti sono capaci di parlare di argomenti seri, pochi sono capaci di farlo con le giuste parole; banaluccio anche il testo di L’aura e della sua «Basta!», manifesto contro la guerra, ma tutto sommato gradevole all’orecchio la canzone, e tutto sommato il giudizio negativo su di lei è in parte edulcorato dalla immensa stima che ho di lei come artista, dal momento che la trovo una delle cantanti più originali e geniali in circolazione nel panorama musicale italiano contemporaneo. E che dire del politik-rap di Frankie Hi-Nrg Mc? Qualunquistico, con le solite frasi e l’idea che andare a portare il rap a Sanremo è un po’ come cercare di far vivere un pinguino nel Sahara…
Un capitolo a parte meritano quegli artisti per cui Sanremo è l’unico luogo ideale per esprimersi, su tutti il mitico Amedeo Minghi che torna ancora una volta con una canzone delle sue, infarcita di quella parolina magica, «mai» a lui tanto cara e con i soliti congiuntivi a concludere i versi; insomma siamo in presenza della solita…Minghiata!
Ma la vera star del festival è lei, Loredana Bertè! Presentatasi in scena con un agghiacciante cappuccio e occhiali da sole, barcollando come una vecchia ubriacona da bettola portuale, sorretta da Baudo, ha biascicato stile Winehouse-no-rehab-no-no-no la sua canzone che si è rivelata…una cover di una canzone uscita nel 1988, l’arcinota – così tanto nota che nemmeno chi l’ha scritta si ricordava di averlo fatto- «Ultimo segreto» della mai dimenticata – e chi cazzo era costei, si chiederebbe un moderno don Abbondio leggendo il suo nome, quasi come il povero prete reagì al leggere il nome di Carneade- Ornella Ventura!!! Ovviamente la buona Lory è stata estromessa dal festival e per tutta protesta ha eseguito il duetto con Ivana Spagna (!!!!!) ammanettata e ancora avvolta nel suo inquietante costume scenico. E così la polemica è servita e forse rimpolperà un po’ gli ascolti di questo Festival; a mettere benzina sul fuoco ci ha pensato Pippo Baudo, con le sue dichiarazioni al fulmicotone sulla presenza copro-essenza degli italiani che vivono solo per la rissa e il gossip, e sul fatto che dare in pasto queste cose a loro sarebbe come prenderlo in giro, anche se lui ha usato un termine decisamente tecnico…FOTTERE! Grande Pippo, finalmente qualcuno che dice qualcosa di vero…
Ora attendiamo l’esito finale, e tutte le rese dei conti postume, ma sempre partendo dal presupposto che Sanremo è Sanremo; e questo giustifica tutto…
Oggi mi sento romantico. E' da un po' che avverto dentro di me il cambiamento: non ho più voglia di auto-commiserarmi o di compiangermi, di farmi schiacciare dalla solitudine senza aver prima cercato di combatterla. Troppo comodo sedersi sugli allori di una facile sconfitta. E così mi sento patetico a scrivere sempre di me, che mi sento solo, isolato dal mondo etc...è tutto finto! sarà forse che adesso è un periodo che va bene a livello sociale, che conosco persone nuove ogni giorno e che mi trovo bene coi miei amici, ma credetemi, penso sia davvero giunta l'ora di smetterla di parlare ancora male ed alta voce di me come diceva De Andrè in una sua canzone! E quindi, continuerò certo a parlare ancora di emarginazione, solitudine, etc ma sempre più diusgiunta da me e darò spazio anche all'attualità, alla cronaca, alle mie opinione e sfoghi su tutto quello che mi circonda e non solo sulla mia battaglia finora sempre persa con l'amore! Ma, come dicevo all'inizio, oggi mi sento romantico e qui di sotto metto i testi di due che ritengo le più belle canzoni d'amore in assoluto mai scritte, una italiana e una straniera; si tratta de "La cura" di Battiato e di "i'll be yout mirror" dei Velvet Undeground. Buona lettura!
Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore,
dalle ossessioni delle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce
per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te.
Vagavo per i campi del Tennessee
(come vi ero arrivato, chissà).
Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
attraversano il mare.
Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza.
Percorreremo assieme le vie che portano all'essenza.
I profumi d'amore inebrieranno i nostri corpi,
la bonaccia d'agosto non calmerà i nostri sensi.
Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto.
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
TI salverò da ogni malinconia,
perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te...
io sì, che avrò cura di te.
I'll be your mirror
Reflect what you are, in case you don't know
I'll be the wind, the rain and the sunset
The light on your door to show that you're home
When you think the night has seen your mind
That inside you're twisted and unkind
Let me stand to show that you are blind
Please put down your hands
'Cause I see you
I find it hard to believe you don't know
The beauty that you are
But if you don't let me be your eyes
A hand in your darkness, so you won't be afraid
When you think the night has seen your mind
That inside you're twisted and unkind
Let me stand to show that you are blind
Please put down your hands
'Cause I see you
I'll be your mirror
Da bambino ho subito violenze di ogni tipo,
parenti e genitori mi trattavano da schifo,
lasciatemi stare, lasciatemi solo,
lasciatemi in battaglia con questa bottiglia di Barolo,
ma non mi consolo,
i ricordi d'infanzia mi affliggono,
il passato è passato, le cose non cambiano,
"coma va?" mi chiedi, "tutto bene" rispondo,
ma vedo contorto e distorto tutto il mondo,
mentre sprofondo risplende il sole,
ma a me non m'illumina, sulla gola il freddo di una lamina,
la mia anima infetta, la mia testa polpetta,
stretta mi sta la vita, in certi momenti vorrei farla finita,
attiro merda a calamita, non vedo via d'uscita,
eooo! la serenità da qua...è stata bandita!
Io ho qualcosa che gli altri non hanno,
io so qualcosa che gli altri non sanno,
la tengo stretta nella mia mano,
e se la schiudo lei vola lontano.
Vorrei non conoscere sconfitta,
vorrei avere la schiena dritta,
vorrei avere più forza per affrontare il domani,
sono andati all'aria tutti i piani,
mani che non stringono niente,
non c'è amore tra la gente, io perdente,
se domani dovessi morire, che dire?
gioite ho smesso di soffrire,
suonate metallo a palla al funerale,
ho tanto amore da dare a chi soffre,
alle persone che al giorno preferiscono la notte,
situazioni brutte, non voglio averci a che fare,
non ci voglio pensare, adesso mi voglio drogare,
voglio dare voci agli sfruttati, agli emarginati,
voglio cacciare dalla festa tutti gli invitati,
voglio vincere mille euro con una tirata di dadi..
Io ho qualcosa che gli altri non hanno,
io so qualcosa che gli altri non sanno,
la tengo stretta nella mia mano,
e se la schiudo lei vola lontano.
Ahh...La voglia di amare
mi scoppia nel cuore
soli si muore.
Tu...o un'altra è lo stesso
aspettare non posso
soli si muore, senza un amore.
ahh...è l'ultima notte
che prego il Signore
ho freddo di notte
soli si muore, voglio un amore.
Soli si muore,senza un amore.
Soli si muore,senza un amore.
Soli si muore,voglio un amore.
Soli si muore,senza un amore.
Soli si muore,voglio un amore.
Soli si muore,senza un amore.
Soli si muore,io prego il Signore.
Soli si muore,senza un amore.
Soli si muore,senza un amore.
Soli si muore,senza un amore.
Soli si muore,senza un amore.
Soli si muore,senza un amore.
Soli si muore,senza un amore.
Soli si muore,senza un amore.
Soli si muore,senza un amore.
[...]Et je chéris, ô bête implacable et cruelle!
Jusqu'à cette froideur par où tu m'es plus belle!
[...]implacabile, cruda belva, più bella ancora
nel gelo che t'impietra e il cuore m'innamora
Un giorno che tu
ti senti inutile
Coriandoli a natale
E magari ancora
troppo stanco per ricominciare...
Oggi tutto va storto; quella maledetta storia della stampa e dell'editoria non ne vuole sapere di farsi studiare, non vuole entrare in testa; il cielo grigio mi rattrista; la mia solitudine torna a farsi sentire e a farmi sentire diverso dagli altri. San Valentino si avvicina e ancora una volta dovrò stare a vedere gli altri...
Mio fratello è figlio unico
perche' non ha mai trovato il coraggio di operarsi al fegato
e non ha mai pagato per fare l'amore
e non ha mai vinto un premio aziendale
e non ha mai viaggiato in seconda classe
sul rapido Taranto-Ancona
e non ha mai criticato un film senza prima prima vederlo
mio fratello e' figlio unico
perche' e' convinto che Chinaglia non puo' passare al Frosinone
perche' e convinto che nell'amaro benedettino
non sta' il segreto della felicita'
perche' e' convinto che anche chi non legge Freud
puo' vivere cent'anni
perche' e' convinto che esistono ancora
gli sfruttati malpagati e frustrati
mio fratello e' figlio unico sfruttato
represso calpestato odiato e ti amo Mariù
mio fratello e' figlio unico deriso
frustrato picchiato derubato e ti amo Mariù
mio fratello e' figlio unico dimagrito
declassato sottomesso disgregato e ti amo Mariù
mio fratello e' figlio unico frustato
frustrato derubato sottomesso e ti amo Mariù
mio fratello e' figlio unico deriso
declassato frustrato dimagrito e ti amo Mariù
mio fratello e' figlio unico malpagato
derubato deriso disgregato e ti amo Mariù
Me lo sono ripromesso; per quest’anno basta auto compatimento, basta piangere sulla propria condizione, basta con tutto. Ma questo non implica smettere di porsi domande sul perché io con questo mondo non ho nulla da spartire; o forse è lui che non ha nulla da spartire con me. Non lo so, e in fondo nemmeno mi interessa saperlo. O più semplicemente non riesco a non pormi semplicemente una domanda: perché?
Perché in questo mondo chi più fa male e più vene rispettato e amato, e chi più fa del bene viene deriso ed emarginato? Perché questo mondo, in questo mondo tutto deve andare alla rovescia?
E perché l’amore deve andare sempre a chi non lo merita?
Non troverò mai una risposta a questi interrogativi, ma continuo a pormeli. Ieri in uni ho sentito cose terribili da una ragazza a proposito del suo ex, e io non ho potuto fare a meno di ridere, magari in maniera offensiva, ma ridere. Sguaiato, di gusto, ma con un gusto mai così amar. E poi ancora una volta i sono posto domande su domande: ma io che ci sto a fare qui? Ma anche ho pensato a quanto mi piacerebbe poterla aiutare, poterla proteggere e farla sentire amata. Ma…questa è un’altra storia.
E' da un po' che ci penso, che questa domanda mi ronza in testa e che provo a sviluppare una possibile risposta: appurato che è tremendamente difficile essere uomini, che nonostante le mille cose belle e positive che l'essere uomo (inteso nel senso lato di essere umano) implica, di fronte alle difficoltà, ai dolori, alle sofferenze mi chiedo: non sarebbe tutto più facile se fossimo animali?
Gli animali non conoscono l'amore e quindi nemmeno le conseguenze nefaste che esso può avere e le complicazioni che esso comporta; gli animali conoscono solo l'istinto, di sopravvivenza, di protezione, di proliferazione. Gli uomini hanno il sogno, ma conoscono l'illusione; hanno il ragionamento, ma si socntrano con mille problemi.
Ma alla fine io penso che sebbene essere aniamli sia più semplice, nulla è così bello che essere uomini e sifdare la vita guardandola in faccia, accettando tutte le sfide che lei ci lancia...
Sempre il mare, uomo libero, amerai!
perché il mare è il tuo specchio; tu contempli
nell'infinito svolgersi dell'onda
l'anima tua, e un abisso è il tuo spirito
non meno amaro. Godi nel tuffarti
in seno alla tua immagine; l'abbracci
con gli occhi e con le braccia, e a volte il cuore
si distrae dal tuo suono al suon di questo
selvaggio ed indomabile lamento.
Discreti e tenebrosi ambedue siete:
uomo, nessuno ha mai sondato il fondo
dei tuoi abissi; nessuno ha conosciuto,
mare, le tue più intime ricchezze,
tanto gelosi siete d'ogni vostro
segreto. Ma da secoli infiniti
senza rimorso né pietà lottate
fra voi, talmente grande è il vostro amore
per la strage e la morte, o lottatori
eterni, o implacabili fratelli!
Charles Baudelaire - L'uomo e il mare
Un'altra notte poi ancora giorno
e dopo giorno la notte ancora
sospeso nel tempo a immaginare
se fossi qui stasera
svanisci piano piano
dietro la scia
di un aeroplano che ti porta via
forse due giorni o un anno non lo so
ti allontani verso nord
parlami sempre dentro ai pensieri
ora che sai che niente ormai è uguale a ieri
ma nella tua voce ancora incertezza
dove sarai domani
svanisci piano piano
dietro la scia
di un aeroplano che ti porta via
potresti avermi adesso e invece no
ti allontani verso nord
ti allontani verso nord
Ah felicità su quale treno della notte viaggerà
so che passerai ma come sempre in fretta non ti fermerai...