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Utente: cialtrone85
Nome: Ale G.
un ragazzo in cerca della felciità, dell'amore, di una persona che mi ami e mi apprezzi per quello che sono, con i miei pregi e con i miei difetti (soprattuto coi miei difetti...)

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martedì, 28 ottobre 2008

S I P A R I O

Sul trono mi sono issato, dal trono scendo. Io, di mia volontà, come del resto di mia volontà mi ci sono issato. Tutto questo per dire, che con questo post, “Il trono dell’emarginazione” chiude. Non verrà cancellato, lo lascerò morire. Non lo cancello perché non si può cancellare con un clic una pagina della propria vita, bella o brutta, colorata o nera che sia; ma ora è veramente giunto il mondo di scendere da questo trono, che tutto sommato era di comodo, e agire. Lottare contro l’emarginazione, e non marciarci sopra; scacciare la timidezza e la pigrizia, trasformare tante belle parole e buone intenzioni in fatti. Tutto quello che è stato scritto su questo blog è stato raccolto in un libro, forse lo darò alle stampe, forse rimarrà custodito in qualche cassetto, chi lo sa!

Tutto questo non significa che io rinneghi quanto qui detto, che non continui ad essere un Don Chisciotte o altri celebri personaggi letterari a cui mi sono –forse in maniera decisamente eccessiva- accostato, o che da ora mi pieghi ai rigorosi canoni di apparenza che il mondo esige perché io possa essere considerato qualcuno! Tutt’altro, semplicemente rileggendo quanto scritto e rivedendo il mio blog, mi sono reso conto che molto spesso quella di piangersi addosso era la soluzione più comoda e veloce per sfuggire ai miei problemi, e che dopotutto nella vita ci sono problemi ben più gravi che non quello di essere arrivato 23 anni e non aver mai avuto una ragazza, né dato un primo bacio. Cose che oltretutto non potranno mai accade nel momento in cui la casa diviene il mio carapace –qualcuno avrò riconosciuto Zola in queste parole…- e io in esso mi ci chiudo per paura di affrontare il mondo. Ora francamente, se sono triste o giù di corda, due sane orette di palestra mi fanno sentire meglio e più soddisfatto…

Volevo ringraziare tutti quelli che sono passati su queste pagine e hanno lasciato i loro commenti, le loro impressioni e anche semplicemente hanno dedicato alcuni minuti del loro tempo a leggere queste righe 

postato da: cialtrone85 alle ore 21:12 | link | commenti
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mercoledì, 01 ottobre 2008

Ieri ho compiuto 23 anni. E se dovessi tracciare un bilancio della mia vita finora, ahimè esso sarebbe tutt'altro che lusinghiero. Anzi, potrei senza ombra di dubbio affermare che trascorso 23 anni inutili. Qualcosa in questo 2008 è cambiato in me, ma ancora siamo lungi dall'essere soddisfatti della mia vita. Mi sto rendnedo conto che il mio rinnovato spirito, sorto dopo le olimpiadi, sta pian piano scemando, lasciando spazio al vecchio Alessandro, quello pigro, trasandato, svogliato, con la testa sempre in quel modellismo che lo sta risucchiando in un vortice nero.
Non ho mai detto "ti amo", non ho mai dato un bacio, non so cosa vuol dire essere amato; ho amore da donare a volontà ma non trovo il destinatario (meglio sarebbe dire la destinataria), sento sempre di più il peso della solitudine. Dovrei trovare la forza di trasformare un altrimenti intuile bla bla bla in qualcosa di concreto, tutti quei vorrei in un faccio. Devo riprendere il mio ritmo, la palestra e il tiro con l'arco: per ora i fatti stanno dando ragione a quelli che dicevano che tutta questa mia vena sportiva era solo frutto di una infatuazione da olimpiadi, ma dentro di me so che tutto questo non è vero, sebben la mia pigrizia stia tornando di nuovo a schiacciarmi. Devo riuscire a trovare stimoli nuovi, un qualcosa che mi impedisca di associare a ogni mancia che prendo una nuova scatola di montaggio di un qualche aereo. E mi sto rendendo conto che quest'hobby meraviglioso sta diventando una parte troppo importante della mia vita, fino a aren quasi una ragione di vita, fino quasi a proiettarmi in una situazione di compiacimento della mia solitudine. Quando vidi la casa di un mio amico, piena di scatole al punto che esse sottraevano spazio anche ai più elementari fabbisogni dettati dalla sopravvivenza (non c'era un frigorifero nè un vero e proprio angolo cottura,solo un'infinita teoria di modelli) affermai che mai e poi mai vorrie ridurmi così ma allo stesso tempo ebbi la proiezione di me come sarei potuto diventare. Solo, circondato solo da modelli, un moderno Des Essaint in eterno conflitto col mondo, un Don Chisciotte che dall'alto del trono dell'emarginazione che lui stesso si è costruito e su cui lui stesso ha voluto innalzarsi, osserva le paglizze negli occhi altrui senza accorgersi delle traviche ci sono nei propri.
 

postato da: cialtrone85 alle ore 01:56 | link | commenti (1)
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domenica, 27 luglio 2008


Walk in silence,
Don't walk away, in silence.
See the danger,
Always danger,
Endless talking,
Life rebuilding,
Don't walk away.

Walk in silence,
Don't turn away, in silence.
Your confusion,
My illusion,
Worn like a mask of self-hate,
Confronts and then dies.
Don't walk away.

People like you find it easy,
Naked to see,
Walking on air.
Hunting by the rivers,
Through the streets,
Every corner abandoned too soon,
Set down with due care.
Don't walk away, in silence,
Don't walk away.

postato da: cialtrone85 alle ore 17:57 | link | commenti
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venerdì, 11 luglio 2008

[...]Da chimico un giorno avevo il potere
di sposar gli elementi e farli reagire,
ma gli uomini mai mi riuscì di capire
perché si combinassero attraverso l’amore
affidando ad un gioco la gioia e il dolore.[...]

Fabrizio De Andrè - Un chimico 

postato da: cialtrone85 alle ore 11:32 | link | commenti (1)
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martedì, 08 luglio 2008


Ci sono due cose che mi fanno paura nella vita: la solitudine e la vecchiaia. Quest’ultima è ancora lontana, ma la solitudine sta diventando una compagna troppo presente al mio fianco. La sento sempre di più penetrare in me, soffocarmi nel suo letale abbraccio, e al battaglia contro di essa diventare sempre più improba. Mi sento schiacciato da un nemico invisibile, mi vedo sprofondare sempre di più in un tunnel di cui fatico a vederne l’uscita. Vivo; sogno; spero. Mi illudo. Mi tiene legato alla vita quel filo che si chiama illusione; lotto giorno per giorno, perché so che se mi arrendessi potrei averne il rimpianto. Lotto ed ho il rimorso di essermi violentato ancora una volta, di essermi fatto del male da solo. Lotto, vivo, sogno, spero, mi illudo…
postato da: cialtrone85 alle ore 22:20 | link | commenti (1)
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lunedì, 07 luglio 2008

For you I was a flame
Love is a losing game
Five story fire as you came
Love is a losing game

Why do I wish I never played
Oh what a mess we made
And now the final frame
Love is a losing game

Played out by the band
Love is a losing hand
More than I could stand
Love is a losing hand

Self professed... profound
Till the chips were down
...know you're a gambling man
Love is a losing hand

Though I'm rather blind
Love is a fate resigned
Memories mar my mind
Love is a fate resigned

Over futile odds
And laughed at by the gods
And now the final frame
Love is a losing game

postato da: cialtrone85 alle ore 17:01 | link | commenti
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oggi noi abbiamo regalato anni alla vita ma abbiamo dimenticato di dare vita agli anni
postato da: cialtrone85 alle ore 16:56 | link | commenti (1)
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martedì, 15 aprile 2008

[…]Affermo che ciò che chiamate denaro è il demone dei demoni, il tiranno dei francesi, la fonte dei mali, la dannazione delle anime e il sepolcro dei vivi. Voler vivere ne paese del denaro e conservare la propria anima è come volersi gettare nel fondo del lago per conservare la vita; né l’una né l’altra cosa sono possibili. Il denaro è padre del lusso, dell’impudicizia, dell’artificio, dell’intrigo, della menzogna, del tradimento, della cattiva fede e, in generale, di tutti i mali che sono al mondo.[…]  
 
Luis-Armand barone di Lahontan - «Dialogues entre l’Auteur et un sauvage de bon sens qui a voyagé »

postato da: cialtrone85 alle ore 15:06 | link | commenti (2)
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lunedì, 24 marzo 2008


Che razza di animale stupido è mai l’uomo! Com’è grande la sua stoltezza, la sua pervicacia nell’inseguire l’effimero e nel non apprezzare le piccole cose che la vita sa offrire lui, con una generosità immensa che però non è compresa dall’uomo. Come si perde la sua dignità di fronte a un pezzo di carta che significa potere tutto quello che si vuole; come luccicano avidi i suoi occhi di fronte allo splendore ingannevole dell’oro. Come si è soli nel nostro egoismo, persi nell’abisso dell’ignoranza.
La gloria, il potere, i soldi illimitati: ecco quello che è diventata l’unica ragione di vita di un uomo; accumulare, senza ritegno e senza freni, passando sopra sentimenti, stati d’animo, animi con una dignità e una personalità.
Come è grande la sua superficialità, nella ricerca continua dell’estetica, del bello, della perfezione, da ammirare e non toccare; cercare uno specchio che falsi la propria immagine, che la renda perfetta, degna di essere ammirata e venerata quasi fosse una divinità scesa sulla terra; baciare il terreno dove mette i piedi, tenere come una reliquia tutto ciò che ha solo lontanamente sfiorato.
E una volta che tutto il mondo è nelle nostre mani? Vogliamo sempre di più, e quando capiamo che alla fine tutto è vacuo, tutto vano e inutile, è troppo tardi; la morte sarà venuta ad accoglierci, e ci avrà resi uguali, forse l’ultimo e l’unico baluardo di giustizia. Forse qualcuno sfoggerà tombe sfavillanti, di marmo prezioso, con statue e icone a memoria imperitura, o avrà un mausoleo che sarà eterna meta di pellegrinaggi, ma sarà solo un mucchietto di ossa, in tutto e per tutto uguali a quelli che hanno avuto come dono finale una misera lapide con su il nome e le due date, il periodo di passaggio sulla terra. Che fallito è mai l’uomo, alla ricerca spasmodica dell’eternità degli attimi, dell’eternità della giovinezza, dell’eternità della vita. Allora si cosparge di creme pseudo-miracolose, si affida alle mani di qualche mago della plastica e si fa tirare a lucido, quasi fosse fatto di cera, senza rendersi conto che comunque il cervello ed il fisico non rispondono più come quando si aveva vent’anni.
Come è fallace l’invidioso, quello che invidia le altrui ricchezze, credendo che solamente esse possono dare la felicità; ma grossa è la sua delusione nel momento in cui scopre che la felicità sta nelle cose semplici, in un gesto, in un sorriso, nell’Amore vero e sincero, senza secondi fini e disinteressato di un’altra persona al tuo fianco. Quindi ci si ritrova tutti all’angolo del fallimento, cercando di sopprimere le proprie emozioni, i propri sentimenti, i propri errori, facendo a gara fra tutti per cercare il più misero e miserabile. Quello rimasto solo, seduto al bancone di un qualche bar puzzolente e squallido, dalle parte fradice, impregnate di umidità e pericolanti, in mezzo al tanfo pestilenziale di piscio e alcool, cerca compagnia nell’occasionale bicchiere di birra che scola, e cerca di intrattenere il taverniere raccontandogli tutta la sua vita.
«Ho sempre pensato di essere il migliore, e per questo non ho mai cercato il contatto con le altre persone. Ne ho sempre fatto a meno…» …ruttò… «…ho sempre creduto che tutti volessero fregarmi, portarmi via i meriti del mio lavoro. Ma soprattutto, ho sempre pensato che tutto mi fosse dovuto. Ora nemmeno un cane mi vuole, nessuno mi verrà a cercare. Quando qui chiuderà andrò al mio solito angolo, sotto le stelle, a smaltire quest’ennesima sbronza»
Il barista continuò a sistemare il bancone, cercando di riporre con la massima cura ed il massimo ordine –era un tipo orgoglioso: quel postaccio doveva comunque apparire il più possibile ordinato- tutte le bottiglie. Ne aveva sentite molte di simili; quella vecchia spugna ubriaca, che fino a non poco tempo prima era osannato e cercato da tutti, che fino a poco tempo prima era un luminare della medicina, non raccontava nulla di nuovo.
Quanto è stupido l’uomo quando cede alle lusinghe di un facile successo, senza poi troppo considerare quanto ci sta alle spalle; sculettare a tempo di musica in televisione, oppure entrare in qualsiasi modo nel mondo dorato dello show-biz era da tutti considerato un modo per essere cool; per essere al passo coi tempi e per non essere considerato un giurassico, termine che poi si è evoluto nel più giovanile sfigato.
Che sciocchezza e dimostrazione di pochezza è mai fermarsi alle apparenze; giudicare le persone solo dalla faccia esterna senza approfondire e vedere quello che c’è all’interno; quante fregature si potrebbero evitare se solo si fosse più assennati. E se non si risponde al modello indicato dalle mode e dalla suprema maestra di vita, la scatola magica televisiva, è inutile stare su questo mondo. Quello che ti attende sarà un lungo esilio, una lunga prigionia in totale isolamento, quasi fossi il peggiore dei criminali.
Quando poi il cacciatore di taglie, l’aguzzino, l’avido e l’arrampicatore sociale, il superficiale si trovano tutti sotto lo stesso tetto, con in mano solo un mucchietto di cenere e dovranno elemosinare tutto quello che hanno estorto, che dovranno rinunciare a tutto quello che hanno perseguito per tutta la loro inutile vita, quando il risultato finale di tutta quest’equazione che è la vita sarà inesorabilmente e inevitabilmente zero, quando la parità si stabilirà ancora, quando saranno spogliati di tutte le armature fittizie ed effimere di cui si sono bardati, quando il giudice supremo emetterà la sentenza e per loro sarà di condanna, allora sarà forte la bruciatura del fallimento, quando su di loro verrà marchiato col fuoco e resterà lì, a sfigurare la loro pelle candida e perfetta, a imperitura memoria per loro e come avvertimento per le future generazioni, che però difficilmente accoglieranno; e allora quella gran taverna, sempre più fatiscente e puzzolente, sempre più inospitale, continuerà ad accogliere gente e quel barista continuerà in eterno a sistemare le bottiglie. Allora gli altri, quelli che hanno saputo apprezzare il grande dono della vita senza ricercare il superfluo, rideranno di loro, mentre questi strisceranno per terra come vermi alla ricerca di perdono o di qualcuno che possa ancora credere in loro; sol allora sputeranno la verità, denudandoli ancora di più: ora che non servono più, possono anche marcire nel fango putrido che loro stessi han contribuito a crearsi.

Sono tutti lì, chini, con la faccia celata da un sacchetto, la luce fioca di una lampada a petrolio ormai esaurita, con il paralume di vetro rotto e lo spiffero d’aria che a ogni soffio sembra infierire un colpo mortale alla fiammella, che si piega su sé stessa, da l’idea di spegnersi e poi si rizza di nuovo in piedi, moribonda ma tenace

postato da: cialtrone85 alle ore 21:37 | link | commenti (1)
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mercoledì, 05 marzo 2008


Ed eccoci all’ennesima notte agitata. Eppure non ho bevuto, né ho mangiato pesante, né niente. Sono i soliti spettri che riemergono feroci dai miei pensieri cupi. C’è odore di chiuso nella mia stanza, ma soprattutto c’è un flusso continuo di domande in attesa di ottenere una risposta. Perché non ho mai dato retta ai miei genitori? Perché ho sempre preferito sedermi sugli allori di una facile sconfitta, trincerarmi dietro un «tanto non sono capace» di circostanza pur di non fare la minima fatica? E ora cosa ho ottenuto? Che sono solo, come prima e mai come prima, con pochi amici, molte persone con cui scambiare un effimero saluto o quattro chiacchiere sui banchi dell’università, prima che le strade di ciascuno prendano le loro logiche e indipendenti direzioni. Che significano la vita per gli altri, la solitudine per me. E non parlo a livello sentimentale: quella è una logica conseguenza. E la colpa è solo mia, che non sono capace di impormi, di fare qualcosa da solo, di non farmi schiacciare da quella fottuta pigrizia che fa si che, sebbene io mi renda conto di stare dalla parte del torto, di andare incontro al fallimento etc., non mi fa scattare la molla della reazione. Eppure sono tanto bravo a criticare le altre persone, tanto bravo quanto ipocrita e falso nel vedere la pagliuzza negli occhi degli altri e non vedere la trave nei miei. Al liceo mi isolavo sempre di più, ma riuscivo a dare la colpa ai miei compagni e alla loro presunta falsità nei miei confronti, senza nemmeno prendere in considerazione per un secondo l’idea che fossi proprio io a invitarli a tale comportamento con atteggiamenti supponenti, da divetto da spiaggia di quelli che «se non ci sono io, il mondo crolla»; ora sono all’università, le cose sono migliorate ma…sono lontani anni luce dalla perfezione, che d’accordo non esiste e mai potrà esistere, però qui la distanza è davvero notevole. Mediocre è l’aggettivo giusto per definire questa mia vita. Quando esco dalla facoltà, quando torno a casa, o quando c’è la pausa dai corsi – soprattutto in estate- mi sento morire e tendo a chiudermi in me stesso, e non faccio nulla per uscire dal guscio. No, ci si mette sempre la pigrizia, fottuta dannata pigrizia, che maschero o cerco di mascherare sotto le più svariate forme: timidezza, sfiga, sconfitta preventiva. Non sono un esempio da seguire, tanto più che me ne rendo conto e non ho la volontà di sconfiggere questo status quo. E gli errori del passato e il loro peso si fanno sempre più sentire, la solitudine, la sfiga in amore cronica un complesso di inferiorità sempre più opprimente, una spiccata tendenza all’autocommiserazione, sebbene mi fossi ripromesso di piantarla e cercare una reazione. Ma è inutile che mi illuda; tutt’intorno a me parole belle, tanti sorrisi di circostanza, ma nient’altro. E tutto si fa sempre più insopportabile.

E un altro giorno di agonia è alle porte…

  

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domenica, 02 marzo 2008

LA DURA VITA DEL POETA

Ora che la vita

Non dico mi sorrida

Ma non mi prende nemmeno più a calci

O

Gli trovato un modo per oppormi alla sua offensiva;

Ora che trovo patetico deprimermi gratis

Per parificarmi a qualche depresso

Della prima linea

Per un effimero

«piangi sulla mia spalla se ti può servire»

Ipocrita e di compatimento;

Ora che l’alcool diviene uno svago da grandi

E non un feroce anti-depressivo

Quanto è dura la vita del poeta

Che traeva da queste cosa la propria ispirazione

 

A’lessandro 01-03-2008

 

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sabato, 01 marzo 2008

NON SENSE – CONTRO LA NOIA DI UN SABATO POMERIGGIO

 

Sans ailes

En plein air

Guardando un tramonto rustico

Schiantarsi sul balcone pigro

Di uno sfaccendato soliloquio

Mattutino nebuloso

Sbadiglio

Ho voglia di un caffè

E di una spremuta all’arancio

Agrodolce di Sicilia

 

Telefonata

Solitudine sempre più magniloquente

E degradante

Come i ponti di periferia abbandonati

Ad un ingiusto destino

 

Scusatemi, cari lettori

La noia ha fatto me suo prigioniero

E do sfogo con questi versi

A quel nero budello

Che si aggroppa allo stomaco

 

A’lessandro 01-03-2008 

 

Il titolo già dice tutto; ho composta questa poesia in un momento di noia oggi nel pomeriggio, mentre ero nell'ufficio di mia mamma e le davo una mano nel lavoro. In un momento di pausa assai lungo, mi ha preso un attacco di noia e così, lasciandomi guidare dall'istinto ho buttato giù questo affresco, usando le prime parole che mi venivano in mente, senza badare al sens o alla correttezza linguistica. E' stato istintivo e scrittura di getto...

 

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venerdì, 29 febbraio 2008


Perché Sanremo? Perché Sanremo è Sanremo! Questa bella risposta tautologica a una più che lecita domanda che penso molti si pongano, è la migliore via di fuga per aggirare un problema spinoso. È chiaro che il Festival, così come è concepito oggi, non ha più ragion d’essere. Troppo commerciale, con le canzone schiacciate dentro il varietà, fra ospiti stranieri strapagati per una breve comparsata – ricordate Jhon Travolta e il suo massaggio ai piedi della simpatica Victoria Cabello?- o un’esibizione destinata a far discutere – Brian Molko e la chitarra sfasciata o la discussa presenza di Eminem-, attori che usano il palco di Sanremo per promuovere il loro ultimo film in uscita, e la valanga di pubblicità che segmenta l’evento fino a renderlo lungo oltre quattro ore. Ma non solo questo: anche quest’anno il cast musicale è decisamente scarso e le canzoni decisamente banali e/o qualunquiste; Anna Tatangelo, strafavorita alla vigilia, con la sua canzone su un amore omosex infarcita di frasi fatte e luoghi comuni “
Dimmi che male c’è/
Se ami un altro come te/ 
L’amore non ha sesso Il brivido è lo stesso/ 
O forse un po’ di più/
 Dimmi che male c’è/ 
Se ami un altro come te/ 
Se il cuore batte forte /
Dà la vita a quella morte che vive dentro te...

Tutti sono capaci di parlare di argomenti seri, pochi sono capaci di farlo con le giuste parole; banaluccio anche il testo di L’aura e della sua «Basta!», manifesto contro la guerra, ma tutto sommato gradevole all’orecchio la canzone, e tutto sommato il giudizio negativo su di lei è in parte edulcorato dalla immensa stima che ho di lei come artista, dal momento che la trovo una delle cantanti più originali e geniali in circolazione nel panorama musicale italiano contemporaneo. E che dire del politik-rap di Frankie Hi-Nrg Mc? Qualunquistico, con le solite frasi e l’idea che andare a portare il rap a Sanremo è un po’ come cercare di far vivere un pinguino nel Sahara…

Un capitolo a parte meritano quegli artisti per cui Sanremo è l’unico luogo ideale per esprimersi, su tutti il mitico Amedeo Minghi che torna ancora una volta con una canzone delle sue, infarcita di quella parolina magica, «mai» a lui tanto cara e con i soliti congiuntivi a concludere i versi; insomma siamo in presenza della solita…Minghiata!

Ma la vera star del festival è lei, Loredana Bertè! Presentatasi in scena con un agghiacciante cappuccio e occhiali da sole, barcollando come una vecchia ubriacona da bettola portuale, sorretta da Baudo, ha biascicato stile Winehouse-no-rehab-no-no-no la sua canzone che si è rivelata…una cover di una canzone uscita nel 1988, l’arcinota – così tanto nota che nemmeno chi l’ha scritta si ricordava di averlo fatto- «Ultimo segreto» della mai dimenticata – e chi cazzo era costei, si chiederebbe un moderno don Abbondio leggendo il suo nome, quasi come il povero prete reagì al leggere il nome di Carneade-  Ornella Ventura!!! Ovviamente la buona Lory è stata estromessa dal festival e per tutta protesta ha eseguito il duetto con Ivana Spagna (!!!!!) ammanettata e ancora avvolta nel suo inquietante costume scenico. E così la polemica è servita e forse rimpolperà un po’ gli ascolti di questo Festival; a mettere benzina sul fuoco ci ha pensato Pippo Baudo, con le sue dichiarazioni al fulmicotone sulla presenza copro-essenza degli italiani che vivono solo per la rissa e il gossip, e sul fatto che dare in pasto queste cose a loro sarebbe come prenderlo in giro, anche se lui ha usato un termine decisamente tecnico…FOTTERE! Grande Pippo, finalmente qualcuno che dice qualcosa di vero…

Ora attendiamo l’esito finale, e tutte le rese dei conti postume, ma sempre partendo dal presupposto che Sanremo è Sanremo; e questo giustifica tutto…

postato da: cialtrone85 alle ore 20:57 | link | commenti (3)
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giovedì, 28 febbraio 2008


Oggi mi sento romantico. E' da un po' che avverto dentro di me il cambiamento: non ho più voglia di auto-commiserarmi o di compiangermi, di farmi schiacciare dalla solitudine senza aver prima cercato di combatterla. Troppo comodo sedersi sugli allori di una facile sconfitta. E così mi sento patetico a scrivere sempre di me, che mi sento solo, isolato dal mondo etc...è tutto finto! sarà forse che adesso è un periodo che va bene a livello sociale, che conosco persone nuove ogni giorno e che mi trovo bene coi miei amici, ma credetemi, penso sia davvero giunta l'ora di smetterla di parlare ancora male ed alta voce di me come diceva De Andrè in una sua canzone! E quindi, continuerò certo a parlare ancora di emarginazione, solitudine, etc ma sempre più diusgiunta da me e darò spazio anche all'attualità, alla cronaca, alle mie opinione e sfoghi su tutto quello che mi circonda e non solo sulla  mia battaglia finora sempre persa con l'amore! Ma, come dicevo all'inizio, oggi mi sento romantico e qui di sotto metto i testi di due che ritengo le più belle canzoni d'amore in assoluto mai scritte, una italiana e una straniera; si tratta de "La cura" di Battiato e di "i'll be yout mirror" dei Velvet Undeground. Buona lettura!

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore,
dalle ossessioni delle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce
per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te.
Vagavo per i campi del Tennessee
(come vi ero arrivato, chissà).
Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
attraversano il mare.

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza.
Percorreremo assieme le vie che portano all'essenza.
I profumi d'amore inebrieranno i nostri corpi,
la bonaccia d'agosto non calmerà i nostri sensi.
Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto.
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
TI salverò da ogni malinconia,
perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te...
io sì, che avrò cura di te.

I'll be your mirror
Reflect what you are, in case you don't know
I'll be the wind, the rain and the sunset
The light on your door to show that you're home
When you think the night has seen your mind
That inside you're twisted and unkind
Let me stand to show that you are blind
Please put down your hands
'Cause I see you
I find it hard to believe you don't know
The beauty that you are
But if you don't let me be your eyes
A hand in your darkness, so you won't be afraid
When you think the night has seen your mind
That inside you're twisted and unkind
Let me stand to show that you are blind
Please put down your hands
'Cause I see you
I'll be your mirror

postato da: cialtrone85 alle ore 15:11 | link | commenti (1)
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giovedì, 21 febbraio 2008


L'estate che veniva con le nuvole rigonfie di speranza
nuovi amori da piazzare sotto il sole
il sole che bruciava lunghe spiagge di silicio
e tu crescevi, crescevi sempre più bella
fiorivi sfiorivano le viole
e il sole batteva su di me
e tu prendevi la mia mano
mentre io aspettavo
i passi delle onde che danzavano sul mare a piedi nudi
come un sogno di follie venduto all'asta
la notte quella notte cominciava un po' perversa
e mi offriva tre occasioni per amarti e tu
fiorivi sfiorivano le viole
e il sole batteva su di me
e tu prendevi la mia mano
mentre io aspettavo
il sole che bruciava bruciava bruciava bruciava
e tu crescevi crescevi
crescevi più bella più bella
fiorivi sfiorivano le viole
e il sole batteva su di me
e tu prendevi la mia mano
mentre io aspettavo te mentre io oh ye aspettavo te
si lavora e si produce si amministra lo stato
il comune si promette e si mantiene a volte
mentre io oh ye aspettavo te
il marchese La Fayette ritorna dall'America
importando la rivoluzione e un cappello nuovo
mentre io oh ye aspettavo te
ancora penso alle mie donne quelle passate
e le presenti le ricordo appena
mentre io oh ye aspettavo te
Otto von Bismarck-Shonhausen per l'unità germanica
si annette mezza Europa
mentre io aspettavo te
Michele Novaro incontra Mameli e insieme scrivono un pezzo
tuttora in voga mentre io oh ye aspettavo
postato da: cialtrone85 alle ore 17:48 | link | commenti
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mercoledì, 20 febbraio 2008

Sono qui per l’amore, per le facce curiose che fa
Per la coda alla cassa, con il saldo più o meno a metà, per le gabbie di carta, per la chiave scordata in cantina, per il giro del sangue e per quello del vino.

Sono qui per l’amore, per difendere quello che so
per le rampe di lancio, e lo sporco che riga gli oblò
che nel lancio ci siamo, e la torre controllo lontana, con il brico sul fuoco e la fiamma puttana.

Con tutto il sangue andato a male, e poi di colpo questo andarsi bene, un solo sole che forse basterà.
Con tutto il sangue andato a male, e poi di colpo questo andare insieme, in una vita che forse basterà.
Questo andarsi bene qua…..

Sono qui per l’amore, e per tutto il rumore che vuoi
E i brandelli di cielo che dipendono solo da noi, per quel po’ di sollievo che ti strappano dall’ombelico, per gli occhiali buttati, per l’orgoglio spedito, con la sponda di ghiaia che alla prima alluvione va giù.. ed un nome e cognome che comunque resiste di più.

Sono qui per l’amore per riempire col secchio il tuo mare, con la barca di carta, che non vuole affondare.

Con tutto il sangue andato a male, e poi di colpo questo andarsi bene, un solo sole che forse basterà.
Con tutto il sangue andato a male, e poi di colpo questo andare insieme, in una vita che forse basterà.
Questo andarsi bene qua…..

Sono qui per l’amore, per le facce curiose che fa
Per le giostre sfinite che son sempre più fuori città, stabiliamo per sempre le corsie che ci mandano avanti, e prendiamo le multe tutti belli e cantanti.


postato da: cialtrone85 alle ore 13:17 | link | commenti (2)
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domenica, 17 febbraio 2008

Da bambino ho subito violenze di ogni tipo,
parenti e genitori mi trattavano da schifo,
lasciatemi stare, lasciatemi solo,
lasciatemi in battaglia con questa bottiglia di Barolo,
ma non mi consolo,
i ricordi d'infanzia mi affliggono,
il passato è passato, le cose non cambiano,
"coma va?" mi chiedi, "tutto bene" rispondo,
ma vedo contorto e distorto tutto il mondo,
mentre sprofondo risplende il sole,
ma a me non m'illumina, sulla gola il freddo di una lamina,
la mia anima infetta, la mia testa polpetta,
stretta mi sta la vita, in certi momenti vorrei farla finita,
attiro merda a calamita, non vedo via d'uscita,
eooo! la serenità da qua...è stata bandita!


Io ho qualcosa che gli altri non hanno,
io so qualcosa che gli altri non sanno,
la tengo stretta nella mia mano,
e se la schiudo lei vola lontano.

Vorrei non conoscere sconfitta,
vorrei avere la schiena dritta,
vorrei avere più forza per affrontare il domani,
sono andati all'aria tutti i piani,
mani che non stringono niente,
non c'è amore tra la gente, io perdente,
se domani dovessi morire, che dire?
gioite ho smesso di soffrire,
suonate metallo a palla al funerale,
ho tanto amore da dare a chi soffre,
alle persone che al giorno preferiscono la notte,
situazioni brutte, non voglio averci a che fare,
non ci voglio pensare, adesso mi voglio drogare,
voglio dare voci agli sfruttati, agli emarginati,
voglio cacciare dalla festa tutti gli invitati,
voglio vincere mille euro con una tirata di dadi.. 


Io ho qualcosa che gli altri non hanno,
io so qualcosa che gli altri non sanno,
la tengo stretta nella mia mano,
e se la schiudo lei vola lontano.


postato da: cialtrone85 alle ore 21:46 | link | commenti
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giovedì, 14 febbraio 2008

Ho mantenuto la mia promessa; mi sono ubriacato! Brindando alla felicità altrui e annacquando la mia tristezza; più che annacquando, cercando di affogarla nell’alcool…
L’ho fatto e ora non chiedetemi come mi chiamo…non lo so! Ho rotto il lavandino, e non mi ricordo quel che ho fatto dieci minuti fa…sto bene! I problemi per ora non ci sono, ma so già che stanotte, finito l’effetto delle due medie doppio malto e della vodka, mi sveglierò per sboccare o per scrivere deliranti note al computer. Così è la vita amici. Per ora sono felice e adesso andrò a letto felice; domani festeggerò San Faustino, festa dei single. Ma ora mi piacerebbe fare un viaggio nella notte, vedere le mille luci della città come in una foto sfocata, con tutte quelle linee multicoloured che attraversano la mia mente offuscata, fendendomi gli occhi come colpi di spada, vedere il mondo correre intorno a me e godere della mia gioia effimera e artificiale…verrà anche per me il girono della gioia vera; almeno così tutti dicono…


postato da: cialtrone85 alle ore 20:39 | link | commenti (1)
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domenica, 10 febbraio 2008


Ahh...La voglia di amare

mi scoppia nel cuore

soli si muore.

Tu...o un'altra è lo stesso

aspettare non posso

soli si muore, senza un amore.

 

ahh...è l'ultima notte

che prego il Signore

ho freddo di notte

soli si muore, voglio un amore.

 

Soli si muore,senza un amore.

Soli si muore,senza un amore.

Soli si muore,voglio un amore.

Soli si muore,senza un amore.

Soli si muore,voglio un amore.

Soli si muore,senza un amore.

Soli si muore,io prego il Signore.

 

Soli si muore,senza un amore.

Soli si muore,senza un amore.

Soli si muore,senza un amore.

Soli si muore,senza un amore.

Soli si muore,senza un amore.

Soli si muore,senza un amore.

Soli si muore,senza un amore.

Soli si muore,senza un amore.

 

postato da: cialtrone85 alle ore 07:08 | link | commenti
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venerdì, 01 febbraio 2008


[...]Et je chéris, ô bête implacable et cruelle!
Jusqu'à cette froideur par où tu m'es plus belle!

[...]implacabile, cruda belva, più bella ancora
nel gelo che t'impietra e il cuore m'innamora

 

postato da: cialtrone85 alle ore 21:39 | link | commenti (1)
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mercoledì, 30 gennaio 2008

Un giorno che tu
ti senti inutile
Coriandoli a natale
E magari ancora
troppo stanco per ricominciare...

Oggi tutto va storto; quella maledetta storia della stampa e dell'editoria non ne vuole sapere di farsi studiare, non vuole entrare in testa; il cielo grigio mi rattrista; la mia solitudine torna a farsi sentire e a farmi sentire diverso dagli altri. San Valentino si avvicina e ancora una volta dovrò stare a vedere gli altri...


postato da: cialtrone85 alle ore 15:10 | link | commenti (1)
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venerdì, 25 gennaio 2008


Mio fratello è figlio unico
perche' non ha mai trovato il coraggio di operarsi al fegato
e non ha mai pagato per fare l'amore
e non ha mai vinto un premio aziendale
e non ha mai viaggiato in seconda classe
sul rapido Taranto-Ancona
e non ha mai criticato un film senza prima prima vederlo
mio fratello e' figlio unico
perche' e' convinto che Chinaglia non puo' passare al Frosinone
perche' e convinto che nell'amaro benedettino
non sta' il segreto della felicita'
perche' e' convinto che anche chi non legge Freud
puo' vivere cent'anni
perche' e' convinto che esistono ancora
gli sfruttati malpagati e frustrati
mio fratello e' figlio unico sfruttato
represso calpestato odiato e ti amo Mariù
mio fratello e' figlio unico deriso
frustrato picchiato derubato e ti amo Mariù
mio fratello e' figlio unico dimagrito
declassato sottomesso disgregato e ti amo Mariù
mio fratello e' figlio unico frustato
frustrato derubato sottomesso e ti amo Mariù
mio fratello e' figlio unico deriso
declassato frustrato dimagrito e ti amo Mariù
mio fratello e' figlio unico malpagato
derubato deriso disgregato e ti amo Mariù

postato da: cialtrone85 alle ore 21:34 | link | commenti (3)
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giovedì, 24 gennaio 2008

Me lo sono ripromesso; per quest’anno basta auto compatimento, basta piangere sulla propria condizione, basta con tutto. Ma questo non implica smettere di porsi domande sul perché io con questo mondo non ho nulla da spartire; o forse è lui che non ha nulla da spartire con me. Non lo so, e in fondo nemmeno mi interessa saperlo. O più semplicemente non riesco a non pormi semplicemente una domanda: perché?
Perché in questo mondo chi più fa male e più vene rispettato e amato, e chi più fa del bene viene deriso ed emarginato? Perché questo mondo, in questo mondo tutto deve andare alla rovescia?
E perché l’amore deve andare sempre a chi non lo merita?
Non troverò mai una risposta a questi interrogativi, ma continuo a pormeli. Ieri in uni ho sentito cose terribili da una ragazza a proposito del suo ex, e io non ho potuto fare a meno di ridere, magari in maniera offensiva, ma ridere. Sguaiato, di gusto, ma con un gusto mai così amar. E poi ancora una volta i sono posto domande su domande: ma io che ci sto a fare qui? Ma anche ho pensato a quanto mi piacerebbe poterla aiutare, poterla proteggere e farla sentire amata. Ma…questa è un’altra storia.


postato da: cialtrone85 alle ore 14:37 | link | commenti (4)
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venerdì, 18 gennaio 2008

E' da un po' che ci penso, che questa domanda mi ronza in testa e che provo a sviluppare una possibile risposta: appurato che è tremendamente difficile essere uomini, che nonostante le mille cose belle e positive che l'essere uomo (inteso nel senso lato di essere umano) implica, di fronte alle difficoltà, ai dolori, alle sofferenze mi chiedo: non sarebbe tutto più facile se fossimo animali?
Gli animali non conoscono l'amore e quindi nemmeno le conseguenze nefaste che esso può avere e le complicazioni che esso comporta; gli animali conoscono solo l'istinto, di sopravvivenza, di protezione, di proliferazione. Gli uomini hanno il sogno, ma conoscono l'illusione; hanno il ragionamento, ma si socntrano con mille problemi.
Ma alla fine io penso che sebbene essere aniamli sia più semplice, nulla è così bello che essere uomini e sifdare la vita guardandola in faccia, accettando tutte le sfide che lei ci lancia...

postato da: cialtrone85 alle ore 20:17 | link | commenti (5)
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mercoledì, 02 gennaio 2008


La scrittura ha un potere magico. La scrittura, le parole, questi segni che noi lasciamo sui fogli, sui muri, su qualunque superficie possa ospitarli, hanno un potere abnorme, di fronte al quale tutti noi dobbiamo presentarci con molta attenzione,o onde evitare di finirci schiacciati sotto. Sono ancora più potenti del sogno, ma anche più letali della più letale delle armi, sono anzi l’Arma per eccellenza, l’unica che può affondare e distruggere un uomo, segnarlo in eterno, roderlo lentamente durante tutto il suo percorso terreno, infamarlo e fare si che la morte sia per lui una liberazione e non una punizione. La punizione, tramite la parola, diventa così la vita. La parola è democratica, è a disposizione di tutti, tutta la possono usare, pochi la sanno usare. Non costa niente.
Ma la parola, nella forma della scrittura, ha per me una suggestione incredibile: la scrittura mi rende padrone del mondo, mi rende un burattinaio che tende i fili delle altrui vite senza che queste possano opporre resistenza. Io accendo e spengo l’interruttore su un personaggio come e quando voglio io, lo faccio apparire e scomparire, nascere, morire, e poi risorgere e poi morire di nuovo; lo sposto sulla scacchiera del mondo a destra e poi a sinistra, a nord, a sud, a est o a ovest. Addirittura ho il potere di fermare il tempo, di allungarlo e accorciarlo a mio piacimento; per il tempo in cui io scrivo affiancarmi a Dio o addirittura avere più potere di lui.
Che grande invenzione la scrittura, che fedele servitore di quel potere immenso che è l’intelletto umano.
E che dire del suo potere alleviatore, quasi taumaturgico? Diventa il canale di sfogo di tutti i tuoi dolori, del tuo malessere, del tuo spleen, e il foglio accetta di prendersene un po’, senza dire nulla, senza lamentarsi. Ti ascolta, passivo, ma con sentimento: assorbe i tuoi pensieri e li fa propri, poi implacabile e a volte inopportuno te li riporta alla mente quando tu parevi aver dimenticato tutto. E così ti vendichi, lo appallottoli e lo getti con rabbia nel cestino, o lo fai a pezzetti credendo così di poter cancellare dalla tua memoria quelle righe infauste, quei capitoli tragici della tua esistenza, ma ti rendi conto che è tutta un’illusione.
Ora del mio periodo buio non restano che le ceneri, e il computer, morendo si è portato via anche i documenti. Ma nella mia memoria quel periodaccio è ancora ben impresso e tale resterà fino alla fine.
Ma intanto io ringrazio la scrittura.
postato da: cialtrone85 alle ore 14:12 | link | commenti (2)
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venerdì, 21 dicembre 2007

Ci risiamo. Ancora una volta ho cercato di annegare i miei problemi nell’alcool, ancora una volta sono tornati gli incubi. Sono le re di una notte fredda, e Milano dorme. Io continuo a rigirarmi agitato nel letto e mi lascio cullare ancora dai cattivi pensieri. Devo cercare di reagire in qualche modo, di non farmi trascinare troppo dentro al baratro, altrimenti potrei non riemergere mai più.
Tra un po’ è Natale: e già penso al pranzo coi parenti, alla gioia ipocrita che dovrò mostrare, il finto sorriso a tutti i denti, i mali pensieri repressi nel fondo del mio animo a forza, mentre vorrei tanto lasciarli liberi, farli sfogare. Come al solito tutto ruoterà intorno a me, tutti mi faranno i complimenti, che io ricambierò col sorriso di circostanza. Non servono a nulla. Tanto si sa che ogni scarafone è bello a mamma sua, ma che la realtà è ben diversa: sono solo un ciccione con le spalle da femminuccia, anche se per mamma, nonna e zii sono un bel ragazzo.
Devo reagire; mi iscriverò in palestra, mi metterò per l’ennesima volta a dieta, mi metto a pensare che mi sto solo facendo paranoie inutili, che c’è chi sta peggio d ime, o continuerò ad alienare il mio dolore a un foglio di carta, o a questo blog o alla birra o similia…
Devo reagire; tra poco è Natale…  

postato da: cialtrone85 alle ore 02:19 | link | commenti (11)
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giovedì, 20 dicembre 2007


Sempre il mare, uomo libero, amerai!
perché il mare è il tuo specchio; tu contempli
nell'infinito svolgersi dell'onda
l'anima tua, e un abisso è il tuo spirito
non meno amaro. Godi nel tuffarti
in seno alla tua immagine; l'abbracci
con gli occhi e con le braccia, e a volte il cuore
si distrae dal tuo suono al suon di questo
selvaggio ed indomabile lamento.
Discreti e tenebrosi ambedue siete:
uomo, nessuno ha mai sondato il fondo
dei tuoi abissi; nessuno ha conosciuto,
mare, le tue più intime ricchezze,
tanto gelosi siete d'ogni vostro
segreto. Ma da secoli infiniti
senza rimorso né pietà lottate
fra voi, talmente grande è il vostro amore
per la strage e la morte, o lottatori
eterni, o implacabili fratelli!

Charles Baudelaire - L'uomo e il mare

postato da: cialtrone85 alle ore 11:10 | link | commenti (2)
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mercoledì, 19 dicembre 2007

Un'altra notte poi ancora giorno
e dopo giorno la notte ancora
sospeso nel tempo a immaginare
se fossi qui stasera

svanisci piano piano
dietro la scia
di un aeroplano che ti porta via
forse due giorni o un anno non lo so
ti allontani verso nord

parlami sempre dentro ai pensieri
ora che sai che niente ormai è uguale a ieri
ma nella tua voce ancora incertezza
dove sarai domani

svanisci piano piano
dietro la scia
di un aeroplano che ti porta via
potresti avermi adesso e invece no
ti allontani verso nord
ti allontani verso nord


postato da: cialtrone85 alle ore 21:06 | link | commenti (5)
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martedì, 18 dicembre 2007

Ah felicità su quale treno della notte viaggerà
so che passerai ma come sempre in fretta non ti fermerai...

postato da: cialtrone85 alle ore 08:12 | link | commenti (4)
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Non sai quante volte,
o mia misera vita mortale,
ho pensato di distruggerti,
o affogarti,
per chiuderti per sempre in una cassa.
Ma non lo ho mai fatto,
e nemmeno io so spiegarmi il perché…
Mi affascini,
sei unica,
e le tue sfide nonostante tutto mi pungolano;
o forse sono troppo attaccato a te
e mi spaventa l’idea di lasciarti andare.
Ti voglio battere,
per una volta essere io
a prenderti a calci e non sempre subirli.
O forse sono troppo codardo per venderti
al Nemico…
postato da: cialtrone85 alle ore 07:39 | link | commenti (1)
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